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venerdì 27 gennaio 2012

India da leggere, i libri consigliati

Anand Nagar, slum di Calcutta
(foto si Sandrine Cohen)
Spiritualità, ma non solo. Se siete curiosi di conoscere l'India, i suoi usi e costumi,  l'anima del suo popolo, se state programmando un viaggio o anche se vi piace esplorare luoghi lontani rimanendo accoccolati sul divano, non c'è niente di meglio che dedicarsi alla lettura. Oltre al bestseller Mangia, prega, ama da cui è stato tratto il film con Julia Roberts, ci sono tanti altri libri che vi prenderanno per mano alla scoperta del subcontinente asiatico. Personalmente credo che Shantaram sia un libro da leggere tutto d'un fiato nonostante la mole, perché riesce a trasferire emozioni e visioni, anche se magari l'immagine che dà dell'India non è del tutto fedele e spinge un po' l'acceleratore sull'elogio del protagonista.  
Ma se non è il vostro genere, non temete: l'India è una terra che ispira gli scrittori. Vi segnalo questo post (in inglese) che contiene ottimi consigli di lettura. E alla lista stilata dall'autrice io aggiungo  anche La Sposa Bambina che narra di un'India a cavallo tra il 1800 e il 1900, e La città della gioia di Dominique Lapierre sulla vita nello slum di Anand Nagar, a Calcutta. Attualmente sto leggendo Terra rossa e pioggia scrosciante...vi saprò dire.

lunedì 21 febbraio 2011

La città della gioia: lo slum oltre le apparenze

Una delle poche immagini di Anand Nagar reperibili
sul Web/ Foto di Sandrine Cohen
Anand Nagar è il rifugio degli ultimi, dei parìa, dei lebbrosi, di chi è costretto - dalla sventura o dal karma, a seconda dei punti di vista - a vivere in quella miseria che è il terreno su cui ancora oggi poggiano le metropoli indiane.
Anand Nagar è la "città della gioia" anche se è difficile immaginare un simile stato d'animo in mezzo a quelle strade miste di fango ed escrementi dove uomini, donne e bambini si contendono lo spazio con topi, mosche, zanzare e scorpioni, dove il fetore delle fogne a cielo aperto è tutt'uno con l'aria,  dove intere famiglie si accalcano in ristretti tuguri di pochi metri quadrati. Era così, almeno, vent'anni fa.

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