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martedì 17 gennaio 2012

In Afghanistan un Corano da record

Il Corano più grande del mondo (fonte: Agi)
Un Corano che è un'opera d'arte unica nel suo genere: 218 pagine da 2,28 metri per 1,55, 500 chili di peso e un costo di circa mezzo milione di dollari. L'impresa è frutto della fatica di un  maestro calligrafo afgano che ha impiegato cinque anni per creare il Corano più grande del mondo con l'obiettivo di dimostrare che il ricco patrimonio culturale dell'Afghanistan è stato sì danneggiato, ma non distrutto da 30 anni di guerra. Mohammed Sabir Khedri, questo il suo nome, ha lavorato ininterrottamente con nove studenti dal 2004 fino al 2009 quando il capolavoro è stato ultimato in tutta segretezza. La sua realizzazione non è stata rivelata perché per due anni mancava ancora la sede per ospitarlo: il centro culturale prescelto per accogliere il volume, fondato nel 1989, poi distrutto e infine ricostruito, non è stato pronto fino a pochi giorni fa. Ora che il gigantesco Corano ha trovato la sua casa il segreto è stato finalmente svelato. 
Il Corano di Mohammed Sabir Khedri è stato certificato come il più grande del mondo dal ministero afghano per gli Affari religiosi. Il precedente primato spettava a una copia realizzata nella regione del Tartastan, in Russia, le cui pagine erano 2 metri per 1,5. Il Corano afghano pesa 500 chilogrammi e le sue 218 pagine di stoffa e carta, custodite all'interno di una copertina di pelle goffrata ricavata da 21 capre, sono costate circa mezzo milione di dollari. 

giovedì 18 novembre 2010

Reza, un fotografo di pace. Pure a Librino

Quando gli si chiede se ha paura, lui risponde con un'alzata di spalle e altre due domande: di che cosa? lei ha paura nella sua vita? Come se vivere la guerra in prima persona, esserne un testimone privilegiato e sperimentarne giorno dopo giorno i rischi e le atrocità, fosse la cosa più normale del mondo. Se fosse stato qualcun altro a dirlo, qualche dubbio sull'autenticità di quelle frasi poteva sorgere. Ma se a pronunciarle è Reza Deghati non puoi far altro che credergli sulla parola.
Reza è un pluripremiato fotoreporter iraniano costretto a lasciare il suo paese per via della sua attività di denuncia che gli costò pure cinque mesi di torture da parte dei servizi segreti. Oggi è un cittadino naturalizzato francese.  


Massoud visto da Reza
Ha 58 anni ma già quando ne aveva 14 aveva capito che la sua strada era la fotografia e l'ha percorsa fino a divenire uno dei più apprezzati professionisti del National Geographic, colui che ha raccontato le guerre, le ingiustizie e l'anima di interi popoli o di singoli uomini. Uomini come Ahmad Shah Massoud, il leader dei Mujaheddin che si mise a capo dell'Alleanza del Nord per liberare l'Afghanistan dagli invasori sovietici. Suo è il ritratto probabilmente più bello ed espressivo del leone del Panshir.
Da una terra di frontiera e di disagio come lo è quella afgana il suo impegno si è esteso negli ultimi tempi a un quartiere dell'Occidente moderno che vive anch'esso, con le dovute proporzioni, in mezzo al degrado e circondato dai pregiudizi. E' Librino, città satellite di Catania, rione dormitorio da 80 mila abitanti dove le strade e i palazzi sono tutti uguali, i negozi sono pochi ed essenziali e scarsi, se non inesistenti, pure i servizi.
Reza ha infatti accolto l'invito lanciato da Antonio Presti della fondazione Fiumara d'arte a condurre un laboratorio fotografico che sfocerà poi nella realizzazione di un museo a cielo aperto che avrà come tele le anonime facciate degli edifici di Librino. Un progetto dai grandi numeri, quello di Antonio Presti che a Librino ha già fatto realizzare la Porta della Bellezza, trasformando un vecchio muraglione in cemento armato in un'opera d'arte  ornata da 9 mila manufatti in terracotta. «Coinvolgerà 30 mila persone, 100 bambini scelti dalle realtà attive del quartiere dovranno contattare 300 persone ciascuno - afferma il mecenate -. Le persone coinvolte verranno fotografate, e le foto andranno a formare una grande mostra in Piazza dell'Elefante. Questo grande archivio fotografico sarà realizzato dai 40 fotografi siciliani scelti in questi mesi».
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