mercoledì 18 maggio 2011

I giornalisti ai tempi di Twitter

Una volta le notizie bisognava andarle a cercare per strada. Lo raccontano i vecchi e bravi giornalisti, quelli che hanno conosciuto la fatica quasi fisica del mestiere, rievocando quei tempi come fanno gli anziani quando si riferiscono nostalgicamente al passato.
Non sto parlando di un secolo fa, neppure di decenni. Probabilmente fino ad appena un lustro fa il giornalista lo trovavi a caccia di informazioni sul campo perché solo toccando con mano la notizia era possibile coglierne sfumature, suggestioni, emozioni. Poi sono arrivati i social network ed è scoppiata la mania del citizen journalism. Tutti sono un po' giornalisti in quanto testimoni di uno spaccato di vita, cronisti di un pezzetto di verità.
E tutti raccontano: con parole, immagini, filmati...Twitter ad esempio è un ottimo strumento per mantenersi informati e i comunicatori d'oltreoaceno ne hanno fatto tesoro già da tempo. Per i giornalisti più tecnologici funziona quasi come un'agenzia di stampa da cui si possono attingere gli spunti più disparati.
Un sistema che ha radicalmente cambiato il loro modo di lavorare come riporta - giustamente, credo - Neal Mann di Sky News: la rete di informazione in tempo reale fornita da Twitter - spiega il giovane giornalista britannico - è diventata una parte cruciale della sua attività. Un lavoro non da poco visto che significa scremare quotidianamente i feed provenienti da circa 2000 fonti, ma di sicuro beneficio per la qualità dell'informazione, non foss'altro che per la capillarità geografica degli utenti.
E in Italia? Probabilmente c'è ancora tanto da fare. Twitter è ancora poco frequentato e i social network per ora sono più uno strumento di svago che di lavoro. Ma la rivoluzione arriverà presto anche da queste parti.
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